The history of : writing the history.

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locandina writing the historyRACCONTARE 20 ANNI DI AMICIZIA ATTRAVERSO UNA SCULTURA.
Quando seppi che Alberto di Wag aveva deciso di organizzare una mostra per celebrare i 20 anni di attività del proprio negozio, decisi di andare a trovarlo per concordare il tipo di opera da esporre. Dissi ad Alberto che avrei voluto realizzare un’opera in cui fossero presenti le scritte WAG e RENDO, ad indicare non solo l’amicizia che ci legava, ma anche il lungo percorso di vita artistica percorso insieme.

Spiegai ad Alberto che avrei voluto realizzare una pittuscultura bifronte da esporre al centro della prima sala della galleria. Alberto pensò che stessi parlando di una scultura, cosa molto diversa da una pittoscultura, ma vedendolo entusiasta dell’idea non me la sentii di dirgli che non avevo voglia di realizzare un progetto così complesso.

In quel momento restai sul vago, anche perché non volevo prendere un impegno che non sapevo se sarei stato in grado di onorare, ma la sera stessa decisi di accettare la sfida e provare a realizzare qualcosa di nuovo. Non volevo più costruire sculture basate su volumi pieni come nei lavori precedenti, ma cercare di far evolvere le mie pittosculture verso una tridimensionalità più spinta. Era da tempo che intuivo la possibilità di staccarle dal muro per ottenere soluzioni compositive più ardite, ma non sapevo ancora come fare.

Passavano i giorni e non riuscivo ad avere un’idea valida, fino a quando trovai l’ispirazione nel momento e nel luogo più improbabile. Ero nella sala d’aspetto del mio dentista, quando sfogliando una rivista di design vidi la foto di una famosa scultura dell’artista americano Alexander Calder, dal nome “Four White Petals – Quattro petali bianchi” del 1947.
Avevo visto quella scultura molte volte, ma quel giorno vi vidi una soluzione a cui non avevo affatto pensato. Grazie ad essa capii come far evolvere le mie strutture bidimensionali per riuscire a simulare in modo efficace la tridimensionalità che stavo cercando. Confrontai i disegni che avevo realizzato sul blocco notes che porto sempre con me, con la forma adottata nella scultura di Calder, e capii subito come procedere.

 bozzetti di studio

modelli di studioDa quel momento iniziai subito a lavorare all’idea definitiva che mostrai ad Alberto e a Matteo della Don Gallery sotto forma di un modello in scala 1:3 rigorosamente di colore bianco. Decisi di realizzare un modello, per capire quale fosse l’impatto delle mie forme nello spazio, e decisi di lasciarlo bianco per evitare che il colore viziasse il giudizio sul design (forma) dell’opera. In anni d’esperienza mi sono reso conto di come spesso l’uso accorto del colore possa correggere errori nella progettazione di un oggetto, per cui in fase di disegno mi sforzo sempre di non adottare questa facile scorciatoia, disegnando ad oltranza fino ad ottenere la soluzione formale che ritengo giusta.

disegni definitivi

fasi di lavorazioneApprovato il progetto, passai alla costruzione delle varie parti, alcune delle quali dovettero essere incollate grazie all’uso di guide in cartone, per garantire una precisione millimetrica. Inoltre, volevo che la scultura una volta incollata risultasse perfettamente dritta, per cui decisi di effettuare una prova di assemblaggio non definitiva grazie a dei morsetti. Verificato che la scultura fosse perfettamente in asse, iniziai a colorarla.
Attraverso la scelta dei colori, una scala di gialli e azzurri, cercai di comunicare come il forte temperamento creativo che accomuna me e Alberto avesse trovato linfa, in alcuni momenti della nostra vita, dalla condivisione di aspirazioni, progetti, ed esperienze artistiche comuni. Ricordo ancora come i numerosi viaggi in giro per l’Europa a “caccia di graffiti”, compiuti insieme ad Alberto e ad altri amici come Airone all’inizio degli anni 90, abbiano finito inevitabilmente per influenzare molte delle mie scelte artistiche. Oggi sono quello che sono anche grazie a quei momenti, che volevo ricordare nella mia opera.
scultura in galleriaVolevo che la scultura risultasse una struttura slanciata e leggera, per cui evitai di costruire un piedistallo che l’avrebbe di sicuro appesantita da un punto di vista percettivo, preferendo l’etereo parallelepipedo bianco su cui sarebbe stata appoggiata.
Alla fine di tutto, nonostante io sia una persona che ama programmare il lavoro per non avere sorprese, riuscii a consegnare la scultura in galleria solamente alle ore 11 della mattina dell’inaugurazione, ma per fortuna il resto della giornata andò bene.

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